SCAMPIA VOLTI CHE INTERROGANO. Quando una fotografia racconta più di mille parole

Si può parlare, e dire molto, con la fotografia. Ci sono immagini che non chiedono pietà, che parlano di disagio, che non invidiano il benessere ma richiedono la responsabilità di tutti. Scampia, Volti che interrogano è la mostra dello scrittore, fotografo, ex detenuto di Poggioreale Davide Cerullo, inaugurata nella Sala delle Carceri di Castel dell’Ovo. Una mostra dove le immagini sono accompagnate da testi di Erri De Luca e Roberto Saviano, oltre che da quelli di Cerullo.  Insieme con l’autore sono intervenuti l’Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, Nino Daniele, che ha concesso patrocinio e spazio espositivo e il professore di materie letterarie Giuseppe Varone. Con loro il nostro direttore responsabile, Francesca Scognamiglio Petino con Lovepress, che ha curato la comunicazione di questo evento di grande rilevanza sociale. Immersi nel tufo del castello, i pannelli espositivi ci raccontano gli sguardi dei più piccoli nel disagiato quartiere a nord di Napoli, che conta 80mila abitanti, come quelli che raccoglie l’intero stadio San Paolo nei match di cartello. Immagini che come uno sparo vanno diritte all’anima e che impongono un senso di speranza, di riscatto. “Questa mostra va visitata vedendo le impressioni, i pensieri che suscita – ha affermato non a caso l’assessore Daniele – Non cerchiamo la commiserazione o l’indignazione da questi volti ma facciamoci interrogare da loro. Emozionarsi di fronte alle parole raccontate da una fotografia serve per aprirci agli altri, per aiutarci a comunicare tra noi. Ciò che non dobbiamo mai fare è restare in silenzio. Queste foto, questi volti che interrogano, ci spingono a farci riflettere e pensare con la nostra testa perché questo è importantissimo”.

Non un punto di arrivo, questa mostra. Ma di partenza. “Il progetto nasce con lo scopo di porre domande – ha spiegato il professor Giuseppe Varone –. Domande in una città divisa in due parti, la parte buona e la parte malamente. Dobbiamo esorcizzare l’indifferenza, non dobbiamo ignorare chi vuole un futuro. C’è chi dice che Scampia è una città nera, ma nero non è un colore, è l’insieme di tutti i colori. Scampia era nata per dare una prospettiva di innovazione a Napoli, non dobbiamo chiudere gli occhi ma guardare per vedere chi tende la mano perché fin quando il panettiere rimane nel caldo del suo forno non si renderà mai conto se fuori faccia freddo o no”.

Presenti all’inaugurazione, diversi ragazzi di Scampia che Davide Cerullo aiuta quotidianamente con la sua associazione L’albero delle Storie. Tutti lì, presenti, ad ascoltare quei volti così familiari; volti di amici cresciuti con loro, volti di ragazzi nati in un mondo difficile ma che hanno tanta voglia di cambiare. “La foto che mi piace di più è quella del ragazzo che mira la pistola sulla macchina fotografica, perché è una foto forte – è intervenuto, a un certo punto, uno di loro –.  Fa capire come sia facile lasciarsi attrarre da queste cose  ma al tempo stesso che non è detto che chi nasce a Scampia deve essere per forza un delinquente”. Parole che fanno pensare, confermate dall’esperienza di uno di loro, Pietro, 17 anni, nato in un ambiente difficile ma riscattatosi grazie all’aiuto di Davide che lo ha guidato verso la retta via evitando che lui commettesse i suoi stessi errori. Oggi Pietro lavora in un bar.

“Le parole non devono restare tali – ha detto Francesca Scognamiglio Petino nel corso del suo intervento -. La città non è disattenta alle richieste di tanti. Ragazzi, voi siete il nostro futuro, e per voi dobbiamo costruire un buon presente. Non accontentatevi! Desiderate, chiedete, e insieme renderemo concrete le vostre richieste. Cosa volete? Un cinema a Scampia? Ci organizzeremo con l’assessore Nino Daniele e lo faremo davvero. Cosa volete? Una palestra? Ne parleremo con l’assessore allo Sport. Abbiamo la fortuna di una giunta che non ci ignora. Io mi propongo come link tra voi e loro”. Davide Cerullo un prossimo obiettivo da concretizzare con la sua associazione lo ha: una ludoteca a Scampia. “Il nostro mito non devono essere chi guadagna soldi ma chi ha il coraggio di cambiare, di lottare per il riscatto – ha concluso Cerullo –. Gli irrecuperabili non esistono, sono solo frutto della nostra cattiva volontà”.

Davide, classe 1974, sa bene cosa significhi farsi lusingare dalla malavita e cadere nelle sue spire con l’illusione di guadagno e di successo. Ma in fondo al tunnel, si può intravedere una luce. Alcuni anni fa, durante un’esperienza nel carcere di Poggioreale, è entrato in contatto col Vangelo grazie a una copia trovata sulla sua branda. Da quel momento inizia a intravedere una possibilità di riscatto, conducendo una vita normale. Oggi Davide ha ritrovato il proprio equilibrio interiore. Vive ancora a Scampia con l’intento di aiutare i tanti bambini costretti a diventare adulti troppo presto. E attraverso i libri, la fantasia, la creatività e il dialogo, la sua associazione ha lo scopo di permette ai bambini di conquistare gli strumenti con cui affrontare e cambiare la realtà. Non a caso, insieme alla crudezza, le sue fotografie mostrano il candore dell’infanzia. Non vi è immagine in cui alle difficoltà di un quartiere non si contrapponga un segno di intatta purezza che i piccoli protagonisti tuttora conservano, quasi un’ombra, forse il riflesso di uno sguardo che appare più “ragazzino” del lecito, nonostante le armi, nonostante la droga, nonostante la vita dei piccoli eroi di Scampia. Gli occhi di questi bambini non rinunciano a guardare fuori, lontano, oltre un quartiere dannato, verso il futuro. Basta incontrarli, guardarli bene negli occhi.

MOSTRA FOTOGRAFICA
SCAMPIA. VOLTI CHE INTERROGANO
Castel Dell’Ovo – Sala delle Carceri
Fino a Lunedì 1 Febbraio 2016
Orari: Giorni Feriali dalle 10.00 alle 15.00 | Giorni festivi dalle 9.30 alle 14.00
Ingresso Gratuito

Luisa De Cristofano
Il viaggio è un susseguirsi di emozioni che purificano l'anima

Articoli Correlati