RICCARDO E BARBARA. Una vita “solidale” da condividere finché “morte non ci separi”

Il giuramento di amore eterno agli occhi di Cristo e l’incontro, che avverrà domani, con Papa Francesco. Barbara e Riccardo Rossi non sono due neo sposi qualunque. Hanno scelto di vivere in completa povertà, lontani dalla società del consumismo. In una comunità, dove trascorrono la loro quotidianità al servizio del prossimo. Ecco un’intervista che non capita di fare tutti i giorni. Lovepress ha incontrato Riccardo e Barbara.

In un’epoca in cui c’è solo una corsa alla prevaricazione e all’arricchimento tout court, schiacciando il prossimo, la vostra scelta appare assolutamente controtendenza. Perché avete deciso di vivere la vita in piena povertà?
Riccardo.
Siamo sempre abituati a delegare quando si parla di persone disagiate. Ci deve pensare la chiesa, lo stato, i volontari. Al massimo pensiamo ad una adozione a distanza o a poche ore di impegno al mese. Ad un certo punto della mia vita non sono più riuscito a girarmi dall’altra parte, ho deciso che potevo essere io a fare la scelta di aiutare il mio prossimo, uscendo fuori dagli schemi, facendolo in maniera totale. Se ci pensiamo abbiamo tante cose inutili nella nostra vita, riempiamo le nostre case di oggetti che non serviranno mai. Ho deciso di vivere con l’essenziale, ma non mi manca niente, ho anche più del mio necessario. Ho una stanza che condivido con la mia neo sposa, vestiti, cibo, uno scooter, un PC, un cellulare, diversi libri che adoro. Sono felice così, ho ‘poco’ e condivido tutto con tante persone. Viviamo qui, nell’Oasi della Divina Provvidenza, a Pedara ( CT) in via Ombra 24, come nelle prime comunità cristiane.
Barbara. In realtà non la definirei una vita ‘povera’. Come raconta Riccardo, oggi abbiamo talmente tante cose che non riusciamo più a renderci conto di cosa serve veramente. La vita è molto più semplice di quella che ci costruiamo per fare parte di una società che ci impone certi standard. In casa famiglia abbiamo tutto il necessario. Le nostre energie sono rivolte più agli altri, a chi ha bisogno di un sorriso, di compagnia, di un piatto caldo, di sentirsi a casa. Il superfluo spesso toglie spazio, tempo e valori.

In quanti siete in casa? Come si vive in una comune? Al netto della considerazioni che non c’è privacy…
Riccardo.
In ogni casa ci sono circa 25 persone, abbiamo tre case (due a Pedara e una a Lentini) e ognuna ha come nome Oasi della Divina Provvidenza e sono tutte rette dall’Associazione Insieme Onlus (www.insieme.ct.it). Vivere in comune è una continua sfida, occorre tanta pazienza, amore e ironia. Noi condividiamo la vita con persone con disabilità fisiche, con problemi mentali, anziani, malati terminali, senza lavoro, alcolisti, depressi, e come dicevo è una grande scommessa in cui la fede ha un valore grande. Senza la fede in Cristo mai sarei riuscito a fare questa scelta di vita. Certo la propria privacy a volte manca, abbiamo anche il bagno in comune con tante persone e i disagi sono tanti, ma alla fine la gioia di questa vita piena ci ripaga di tutto.
Barbara. Prima ho vissuto per anni da sola per scelta. Lavoravo tutto il giorno e la sera rientrando a casa stanca adoravo stare con me. Nessuno ledeva la mia privacy ma pensavo continuamente che quei ritagli di tempo li avrei potuti spendere per gli altri. C’è tanto da fare per chi è in difficoltà nella vita. Oggi la situazione si è ribaltata. Tutta la giornata è dedicata agli altri, continuo a ritagliarmi piccole porzioni di tempo per vivere appieno la mia nuova vita matrimoniale con Riccardo e per ricaricarmi. Non è sempre facile rivolgersi agli altri con un sorriso e donare pace, ma la gioia che si riceve dagli accolti ripaga di ogni sacrificio. Bisogna lavorare continuamente sul proprio equilibrio interiore.

Riccardo, non c’è nulla che ti manca? Non pensi mai alla tua precedente vita di ufficio stampa?
A volte mi sentivo solo e ora ho una sposa che condivide con me questa vita. A volte mi manca non essere padrone del mio tempo, ma quanti di noi a causa del lavoro e dei tanti impegni, facciamo davvero ciò che vogliamo? Io sono contento di donare il mio tempo, di dire sì agli imprevisti perché lo faccio per un progetto più grande, quello di Dio. A volte mi pesa fare alcuni sacrifici, ma so per chi li compio e ne sono fiero! Penso alla mia precedente vita di addetto stampa, quando ero al servizio di un mondo curvo in se stesso e mai dei più deboli. Talvolta mi manca, era un lavoro che mi piaceva, ma se poi penso che ero strumento di menzogne, di divisione e raramente di cose belle non mi manca più. Ora crivo solo di buone notizie e costruisco con la mia penna percorsi solidali. Mi hanno chiamato anche ‘il giornalista di Dio’, non guadagno soldi, ma trasmetto gioia, speranza e contribuisco a migliorare un po’ questo mondo! Riesco anche a fare arrivare della Provvidenza in casa famiglia! Scrivo su una pagina Facebook che ha oltre 44.000 mila like e semina belle notizie, frasi positive ogni giorno. Ho un giornale cartaceo, La Speranza, che racconta le buone notizie della Missione Speranza e Carità di Palermo che accoglie 1000 persone. Scrivo anche per un sito e collaboro con una radio dove diffondo sempre e solo buone notizie.

E se domani dovesse arrivare un bambino? Come crescerà? Vedrà il mondo esterno e desidererà… ci avete mai pensato?
Riccardo.
Sai non sono più un giovincello, ho 47 anni e la mia sposa 45 anni, quindi non è una cosa scontata, ma se dovesse succedere lo accoglieremo con gioia. Ovvio che crescerebbe qui in casa famiglia. Qui, in comunità, il mio responsabile vive con la moglie e con tre figli e sono tre bimbi molto più maturi della loro età. Il più grande, Matteo (ha otto anni) è molto bravo a scuola e aiuta un suo compagno in difficoltà con gli studi e grazie al suo apporto è molto migliorato. Ecco, credo che per un bimbo crescere qui, in comune, sia un vantaggio, gli permette di assaporare il vero senso della vita. Non credo che crescendo avrà chissà quali problemi, potranno esserci per carità , ma come dicevo lo ritengo un vantaggio e diventando adulti faranno liberamente le loro scelte.
Barbara. Se un bimbo arriverà, sarà un dono di Dio. Andrà a scuola, farà sport, avrà tanti amichetti… come tutti. In casa famiglia non si vive in maniera isolata dal resto del mondo, il figlio non vivrà sotto una campana di vetro. Ma a ‘casa’ condividerà tutto con tutti e fin da piccolo capirà come si può vivere con poco e con ciò che serve. Credo che l’esempio e l’educazione dei genitori valgano più di tutto per far crescere bene un figlio. Riuscirà poi da grande, con un bagaglio di amore e condivisione, a fare le sue scelte, che saranno solo sue, ma sicuramente intrise d’altruismo.

Cosa c’è di sano nella vita che avete deciso di vivere?
Riccardo.
Tutto! Ogni giorno è una continua educazione all’amore, all’ascolto, alla pazienza. Ogni giorno mi alleno a diventare una persona migliore. Sono partito da livelli non molto alti di umanità e sono ancora in cammino. Forse un giorno sarà una persona completamente in pace con me stesso e con la vita! E ora ho Barbara accanto che mi completa. Non sono sempre rose e fiori, ma il cammino di ognuno di noi verso l’amore assoluto è una strada piena di difficoltà, cadute; il segreto non è non inciampare mai, ma riuscire sempre a rialzarsi anche chiedendo aiuto! Non c’è niente di male ad ammettere che nella vita si può aver bisogno di una mano.
Barbara. Tutto! Donare è una gioia continua. Il servizio ci rende persone migliori. La fede ci guida.

Il vostro matrimonio è stato speciale davvero, al di là della vita che poi vivrete. Perché?
Avevamo scelto di realizzare un matrimonio in assoluta umiltà, perché la cosa importante era sposarci, non la festa. Ebbene ci è stato donato tutto, dalle fedi, al ricevimento, dalla torta, al fotografo. E’ stata una gara di solidarietà da parte di tanta gente. Anche dal mondo di Facebook. Una signora ci ha donato i confetti. La Missione di Speranza e Carità ci ha regalato i rosari che abbiamo dato come bomboniera a tutti i nostri invitati. L’invito per tutti i partecipanti al nostro matrimonio è di unirsi in preghiera con noi. Abbiamo fatto anche un appello di solidarietà verso tre progetti rivolti a persone svantaggiate che l’associazione ‘Insieme Onlus’ vuole realizzare:
1) la coltivazione di zafferano biologico eseguito da soggetti con ritardo psichico medio- grave;
2) un impianto di lumache per la raccolta di bava biologica eseguita da persone con lesione midollare;
3) la coltivazione di spirulina eseguita da soggetti svantaggiati con provvedimento di affido.
Noi due saremo lieti di ogni piccolo gesto solidale nei confronti della casa famiglia e lasciamo un IBAN a cui chiunque creda in questo sogno potrà fare donazioni con la causale: “Riccardo e Barbara sposi”. Conto Banco Posta dell’Associazione Insieme Onlus. Codice IBAN IT20 P076 0116 9000 0100 6085 433. Codice BIC/ SWIFT BPPIITRRXXX.

 

Francesca Scognamiglio Petino
Immagino la comunicazione come una donna affascinante e intrigante. Sguardo sicuro e deciso. Una donna che ama le sfide e ama vincerle!