BENVENUTI A SANREMO. La disperazione in prima serata

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Benvenuti a Sanremo, mettetevi comodi perché a breve andrà in scena il dramma. E come sarebbe potuto mancare, l’ennesimo momento di tv disperazione con tanto di minaccia di suicidio in diretta. Chi sa che qualcuno dei telespettatori non abbia anche pensato «dai saltate». Perché no, anche una caduta accidentale. Ma si, è inutile negarselo, la gente vuole questo. Brama il sangue, meglio ancora se è quello di due poveri disperati che senza lavoro non sanno più a che santo votarsi, e così finiscono per scegliere l’unico che almeno gli permetterà di far rumore. San-remo appunto . Telecamere accese, pronti, via. E quello dell’Ariston non è certo l’unico caso di teledisperazione, negli ultimi tempi per essere ascoltati l’unica è sputtanarsi davanti alle telecamere. E’ necessario smettere di essere delle persone, per poter diventare dei casi umani. Solo così si può rientrare nelle eccezioni. Qualsiasi sia il problema. Esodati, disoccupati, malati senza cure, clochard o migranti. Non esiste il diritto alla dignità, non ci sono interlocutori. Si potrebbe pensare che le Istituzioni, lo Stato, siano chiamati a rispondere a questi problemi. Non è così. Vale il principio «aiutiamo solo chi fa più casino», ma non perché a fare casino ci sia un merito; è che il casino non lo si può ignorare. Allora ti arrampichi su un ponteggio e minacci di lanciarti, oppure occupi decine di scuole. E’ solo allora che la politica si sente in dovere di dare delle risposte, solo quando il caso umano è illuminato dalle telecamere. Altrimenti, sai che figura. E non fa nulla se dietro ogni caso umano c’è una persona, un uomo o una donna che farebbero volentieri a meno di umiliarsi pubblicamente. L’importante  che lo show continui. Pronti via, tra 10 secondi in onda.

Raffaele Nespoli

Raffaele Nespoli
Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente. (Bertolt Brecht)

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