IL BACIO NO TAV TRA L’ATTIVISTA E IL POLIZIOTTO. Messaggio d’amore o sfottò?

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Può un bacio essere rivoluzionario? Durante la manifestazione No Tav il fotografo Marco Bertorello riesce a catturare l’immagine di un’attivista che si avvicina ad un poliziotto e gli poggia le labbra sul casco come per baciarlo. Lui chiude gli occhi, mentre sullo sfondo si intravedono le Alpi della Val di Susa e altri agenti in tenuta antisommossa.

Sembra un momento intimo, fermato tra il trambusto del corteo. La fotografia fa il giro dei media e diventa simbolo di pacifismo. Eppure qualcosa non è stato detto, l’intento della manifestante era infatti ben diverso. Nessun messaggio di amore universale, ma solo uno sfottò. Sui social network si sfoga così:

“È sempre molto divertente vedere come vengono reinterpretate le foto. La ragazza in questione sono io, e se vi interessa, non avevo nessuna voglia di manganello, nessuna pulsione frustrata, stavo pigliando per il c… una schiera di poliziotti antisommossa, che ci impedivano la strada. Nessun messaggio di pace, anzi, questi schifosi li appenderei solo a testa in giù, dopo quello che è successo a Marta, compagna molestata e picchiata. Quindi, con buona pace dei pacifisti yuppie e ‘cristianotti’, sì, sono contraria alle forze dell’ordine, sì lo stavo sfottendo alla grande, sì, il fotografo è stato fortunato.”

Eppure, al di là del fine ultimo di chi ha compiuto quel gesto, senza voler addentrarci in discussioni sulla strumentalizzazione delle immagini, la fotografia del bacio scuote fortemente il nostro immaginario. Resta impressa nella memoria più di qualsiasi azione distruttiva, più di un morto ammazzato ingiustamente. Voleva essere una presa in giro, ma al fruitore arriva solo un senso di appagamento e compassione (nel senso latino del termine, di patire, e dunque sentire assieme). Nessuna traccia di derisione. Così l’immagine perde del tutto il suo scopo primario, e diventa, che voglia o meno, proprietà intellettuale di tutti. E non è solo merito dell’autore dello scatto. Ci sono azioni che hanno un valore nel linguaggio globale.

La foto No Tav non è l’unica nel suo genere. Capostipiti di questo filone visivo sono lo scatto di Marc Riboud, diventato poi manifesto del flower power e del rifiuto della guerra del Vietnam, che immortala Jan Rose Kasmir mentre porge un fiore ai fucili, puntati contro di lei dai militari; e la foto di Jeff Widener de “Il rivoltoso sconosciuto” che in piazza Tienanmen, a Pechino, si parò immobile davanti ai carri amati per fermarli. Ci sono anche versioni più moderne, ma dal medesimo impatto, come il bacio di Vancouver, ripreso dal fotografo Richard Lam: una coppia stesa per terra si scambia tenerezze mentre intorno imperversano gli scontri per la sconfitta della squadra di hockey su ghiacci nelle finali della Stanley Cup; oppure le immagini dei manifestanti che abbracciano i poliziotti, come quella postata su Facebook da Helloiam PapiChulo, che ha fatto il giro della rete.

Ma perchè i baci, gli abbracci e, più in generale, i gesti non violenti colpiscono così tanto? Non è solo per il contrasto che riescono ad evidenziare, pace- guerra, odio-amore, dualità da sempre e per sempre in ogni di noi. Deve essere perchè vanno a toccare un bisogno profondo ed esistenziale di pacificazione. Ci ricordano che oltre le difficoltà, le brutture del mondo, gli scuotimenti politici e dell’anima, esiste l’amore al di sopra di tutto.

Giuliana Calomino

Giuliana Calomino
La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l'accenno di un sentiero. (da Demian di Hermann Hesse).

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